Nessuna legge sul corpo delle donne
Lunedì alla Camera l'ultimo atto delle norme sulla procreazione
assistita
Inizia lunedì prossimo alla Camera l'ultimo atto della travagliata legge sulla procreazione medicalmente assistita (Pma), un vero e proprio attacco alla libertà e autodeterminazione delle donne, alla laicità dello Stato, ai diritti individuali. Una legge crudele, l'hanno giustamente definita le parlamentari Ds, Verdi, Comunisti italiani e Prc, nell'appello che ci convoca a Roma sabato 24 gennaio al cinema Capranica.
Il paradosso è che questa legge è nata nel cuore del passato governo di centrosinistra con una mediazione al ribasso ad opera della relatrice Marida Bolognesi, la quale, tuttavia, fu "costretta" a dimettersi in seguito all'approvazione in aula di un emendamento leghista che puntava ai diritti del "concepito" (la destra reazionaria e cattoconservatrice ha da sempre l'incubo di una libertà femminile "svincolata" e "sregolata").
La legge passò, così sconciamente peggiorata, al Senato, dove il movimento delle donne (ricordo per brevità solo il "tavolo di donne sulla bioetica" e le sue numerose iniziative a cui partecipavano anche insigni scienziati/e e giuristi/e, tra tanti Stefano Rodotà) riuscì a bloccarla, in una costante, virtuosa relazione con Ersilia Salvato e Giovanni Russo Spena, entrambi senatori, e con il contributo del senatore Verde Carella, allora presidente della commissione sanità del Senato.
Le cose stavano così quando la destra revanscista e conservatrice, che disobbedisce al Papa su guerra e indulto ma non sulle donne, ha ritenuto di obbedirgli riguardo alla morale familiare che raccomanda il coito con penetrazione all'interno del talamo consacrato. Gli atti parlamentari prospettano veri e propri scenari apocalittici, in cui ricompare la vecchia concezione delle donne contenitori del seme maschile, destinate a trasmettere i caratteri ereditari e a garantire la riproduzione della specie per via "omologa".
La legge di cui parliamo consente l'accesso alla Pma solo alle coppie sposate o conviventi, lo vieta alle donne singole e lesbiche. Inoltre il divieto di inseminazione impropriamente definita "eterologa" (chi ha deciso che il coniuge consacrato è omologo al desiderio femminile?) stabilisce il primato dei vincoli di sangue, in contrasto con la legge sulle adozioni e col nuovo diritto di famiglia che allargano il concetto di genitorialità e attribuiscono pari diritti e dignità a figli e figlie nati/e dentro e fuori il matrimonio o la coppia convivente.
Al centro di questa legge c'è la sacralità dell'embrione e del concepimento fuori e contro la volontà della madre. Si consideri, ad esempio, l'obbligo di crioconservazione degli embrioni, da cui consegue l'obbligo di produrre non più di tre embrioni per ogni stimolazione ovarica e di impiantarli contestualmente nell'utero, il che comporta la reiterazione di nocive e invasive stimolazioni ovariche per le donne che accedano alla Pma. L'obbligo di impianto contestuale degli embrioni riguarda anche quelli che risultassero portatori di gravi malattie genetiche spesso mortali, con un intento punitivo nei confronti delle donne (e degli uomini) e con una ideologia della maternità (e paternità) come sacrificio, che coinvolge anche l'infelicità del/della nascituro/a. Partorirai con dolore, fu detto a Eva nella cacciata dall'Eden.
Il riconoscimento della soggettività giuridica del "concepito" rischia di fare da sponda giuridica a quelle leggi regionali sulla famiglia che, insieme alla monetizzazione della maternità (assegni antiaborto) e al contributo economico per la nascita dei secondi figli, creano un quadro organico di regolamentazione dei comportamenti sociali e della negazione del diritto all'autodeterminazione.
Come forum delle donne in questi anni abbiamo seguito l'iter parlamentare e ci siamo battute affinché la legge non venisse approvata. Oggi si tratterà di dare vita ad un lungo percorso di informazione e di movimento per arrivare all'abrogazione della legge attraverso le forme che saranno praticabili. Lungi dal delirio di onnipotenza, abbiamo sempre avuto presente il senso del limite e criticato l'invasività della tecnica nel corpo e nel desiderio delle donne ("L'eclisse della madre", come recita il titolo di un noto libro di Maria Luisa Boccia e Grazia Zuffa). Ma qui si tratta di opporci ad ogni fondamentalismo, anche a quello che vuole inchiodare la maternità ad un destino "naturale" piuttosto che ritenerla una scelta, un desiderio, una relazione, tutti elementi che hanno a che vedere con la libertà femminile, quella che ancora suscita impulsi più o meno inconfessati a regolamentarla.
Imma Barbarossa
Forum delle donne
da Liberazione