Una comunità locale democratica,
una provincia del “villaggio globale”,
impegnata nella costruzione di un altro mondo possibile.
La globalizzazione del mercato ha imposto negli ultimi anni processi produttivi e sociali che hanno svuotato di potere le istituzioni locali e centrali, annullando la possibilità dei cittadini di concorrere alle decisioni riguardanti il futuro delle proprie comunità, dei propri territori e più in generale l’uso delle proprie risorse economiche ed ambientali.
Sempre più si misura l’impotenza o l’incapacità delle Istituzioni di incidere sulle dinamiche sociali ed economiche. Il loro ruolo si riduce molto spesso ad un’inefficace tentativo di regolazione del mercato o alla succube concertazione con i poteri forti delle dinamiche di trasformazione dei territori e dell’economia.
Al centro non vi è più la persona.
In questo contesto tutto è subordinato alla competizione tra le imprese, i territori e gli individui.
L’ambiente, i diritti sociali ed umani, il lavoro, la democrazia, la pace, sono variabili dipendenti rispetto all’obiettivo centrale di far “girare” un’economia che molto spesso non produce effetti benefici sulla qualità della vita delle persone. Prevalgono, anche nel nostro territorio, interventi di trasformazione urbanistica e iniziative di natura commerciale e produttiva che, nella migliore delle ipotesi, producono profitti effimeri e mal distribuiti, creando precarietà e distruggendo ricchezze durevoli.
I sintomi conclamati della crisi della politica
Da ciò deriva la sfiducia, l’insicurezza, la rassegnazione, la ricerca di percorsi e soluzioni individualistiche, l’egoismo sociale, la crisi della coesione sociale. Fenomeni e stati d’animo, questi, puntualmente registrati dalle indagini di tutte le agenzie impegnate nella ricerca sociale ed economica.
Da ciò: la disaffezione al voto, l’affermazione di politiche che prospettano modelli individualistici e di politici che si propongono come “salvatori della patria”.
A questi chiari sintomi di malessere dell’elettorato, le forze di centro sinistra non hanno saputo offrire una risposta forte ed unitaria, ottenendo pertanto, anche nel territorio provinciale, molte e significative sconfitte.
Ma da qualche anno si è rimesso in moto a partire dalla società civile, da movimenti spontanei, dai girotondi, dalle organizzazione di massa dei lavoratori, dal mondo giovanile, un nuovo protagonismo sociale che afferma principi etici, pone il tema dei diritti di cittadinanza, della pace, della democrazia, della difesa dei diritti e della Costituzione.
Questo fermento, presente anche nel nostro territorio, ha riacceso la speranza di un cambiamento reale delle politiche economiche e sociali che molto spesso si sono manifestate dello stesso segno a prescindere dal formale orientamento delle amministrazioni in carica.
Noi siamo convinti che questo movimento e i suoi paradigmi fondamentali, che ci parlano di un rinnovato, forte e democratico ruolo pubblico nell’economia, del superamento della crescita quantitativa per rilanciare la qualità dei consumi e l’etica delle scelte, della cooperazione e la fratellanza tra i popoli, sia il solco su cui deve inserirsi il Progetto con cui il nostro territorio deve affrontare le sfide del terzo millennio.
D’altro canto, nel quadro della globalizzazione in atto, è indispensabile affrontare tutti i temi di governo locale nella piena consapevolezza del rapporto tra questi e il mondo intero; nella prospettiva di assicurare a tutti gli abitanti del pianeta ed delle future generazioni pari diritti ed opportunità. In parole povere: gli abitanti di questo territorio non potranno mai sperare in un futuro di benessere e di sicurezza se le scelte riguardanti l’uso delle risorse e le politiche ambientali non saranno improntate sulla sobrietà, sul concetto di limite dello sviluppo, su un rapporto armonico tra consumi e risorse.
In questo quadro è inconcepibile l’applicazione di logiche puramente mercantili, finalizzate al profitto ed alla rendita, alla gestione di beni comuni dell’umanità quali ad esempio l’acqua o allo svolgimento di servizi pubblici locali attinenti ai diritti sociali fondamentali e alla tutela della salute e dell’ambiente. Occorre difendere assolutamente la gestione pubblica di tali beni e servizi rafforzandone la qualità, la trasparenza ed il carattere partecipativo.
La Provincia quale strumento per sperimentare un nuovo progetto… La Provincia, quale Ente territoriale di area vasta può diventare, il punto di riferimento culturale e programmatico per tutti i soggetti che operano sul territorio. Attraverso il dialogo fra gli Enti e con i cittadini e le loro associazioni, è possibile impostare un governo del territorio che privilegi la salvaguardia dell’ambiente come diritto primario, sul quale costruire le relazioni con altri obiettivi (lavoro, salute, giustizia, acqua, servizi pubblici ed efficienti, ecc.). La Provincia può far questo utilizzando i forti strumenti di analisi, indirizzo e coordinamento del territorio di cui dispone per rendere più efficaci e democratiche le politiche di concertazione, perché non siano settoriali e frazionate, e non assecondino gli appetiti di settori sociali ed economici forti.
Da ciò bisogna ripartire affermando un modo “altro” di fare politica che, recuperando le buone pratiche e i risultati positivi conseguiti laddove si è operato con consapevolezza, equità e trasparenza, rigeneri nell’immaginario collettivo la percezione di un nuovo e vero protagonismo sociale e del recupero di centralità dei diritti sociali e dell’equilibrio ambientale rispetto alle logiche di mercato.
Le forze politiche del centrosinistra e della sinistra, che sono state i punti di riferimento tradizionali delle istanze sociali e democratiche, debbono riconoscere la propria attuale parzialità e la necessità di innestare la propria iniziativa e il proprio indispensabile rinnovamento, nell’ambito di questo processo. Un processo che veda protagoniste, con esse, le realtà di movimento, l’associazionismo, le organizzazioni sindacali, la società civile organizzata alla ricerca di equità, giustizia e vivibilità dei territori e dell’ambiente.
Il ruolo ed il compito dei partiti all'interno del movimento sarà determinato dalla loro capacità di confrontarsi e risolvere questi temi: ritrovare le radici delle proprie idealità e la capacità di capire la società e dare delle risposte adeguate, rompendo con molte delle vecchie e deleterie abitudini.
Questo percorso si pone all'avanguardia rispetto alle soluzioni che da più parti vengono indicate per il superamento della crisi degli schieramenti di centro sinistra e della sinistra. Le esperienze già avviate, in questo senso, a livello locale sono diventate punto di riferimento per molte realtà politiche ed amministrative, sia del nostro territorio, sia per quanti in tutta Italia cercano un metodo di lavoro che ponga la partecipazione dei cittadini al centro della possibilità di dare risposte positive al bisogno di democrazia e di progresso sociale che i cittadini pongono. Il nostro compito è oggi prendere coscienza di quanto fatto, come estenderlo ad una più vasta realtà, e come rendere tutto ciò stabile e permanente, anche a prescindere dalla prossima amministrazione provinciale.
L’ambizione di questo Forum permanente quello è di creare un polo intorno a cui unire realmente la forze politiche del centro sinistra, Rifondazione, l’Italia dei valori e tutte le realtà che aspirano ad un sistema di relazioni diverso da quello esistente, con l’obiettivo di modificare i meccanismi di conoscenza e decisione delle vicende sociali, economiche e politiche del territorio sulla base dei principi di democrazia equità e sostenibilità già enunciati. Il programma da costruire per la prossima amministrazione deve ripartire da questo e non essere semplicemente funzionale alla vittoria delle elezioni ed alla, auspicabile, sconfitta della destra. Allo stesso tempo, la coalizione e i prossimi amministratori dovranno essere ricercati sulla base della condivisione e della determinazione a perseguire tali obiettivi.
Un territorio e delle istituzioni partecipative Una pubblica amministrazione non può essere la panacea universale, ma può determinare una nuova e vincente relazione con la propria popolazione. Un antidoto efficace ai processi negativi connessi alla globalizzazione arriva dall’America Latina ed ha come propulsore proprio la pubblica amministrazione locale, vera cerniera tra la popolazione e le Istituzioni. Lo strumento vincente, in quelle realtà, è stato il Bilancio Partecipativo che ha riportato nel cielo della politica i soggetti dotati di pieni diritti di cittadinanza ma anche quelli che da sempre ne erano esclusi. Nel nostro territorio provinciale non si tratta di replicare pedissequamente quel modello ma di fare uno sforzo di creatività, adottando strumenti e procedure decisionali valide ed efficaci, che valorizzando il tessuto dell’associazionismo e della società civile organizzata, ci permettano di connetterci con la realtà sociale. Anche i Comuni dovranno essere, ovviamente, attori di questi processi di partecipazione. Sui temi della democrazia e della partecipazione è possibile rilanciare un ruolo attivo della provincia anche attraverso un ufficio di coordinamento della partecipazione quale osservatorio delle esperienze sul territorio che costituisca un un supporto di carattere anche informativo e formativo in tale direzione favorendo l’accesso ai finanziamenti europei disponibili. La partecipazione richiede inoltre capacità di semplificazione dei rapporti tra i cittadini e l’Ente pubblico, trasparenza delle procedure amministrative, libero accesso alle informazioni. Tutti elementi, questi, che la telematica può aiutare a perseguire contribuendo al superamento di un modello di Pubblica Amministrazione che si rapporta al cittadino come suddito. Il potenziamento della infrastruttura telematica provinciale può supportare i Comuni più piccoli ad offrire un migliore servizio ai cittadini ed aiutare a colmare la distanza centro-periferia favorendo il decentramento dei servizi. Un decentramento capace di avvicinare i cittadini all’istituzione e di valorizzazione i territori facenti parte della provincia consentendo un maggiore equilibrio nella distribuzione degli interventi e dei servizi. Per dare sostanza ai processi partecipativi è fondamentale inoltre una prescisa distinzione tra le funzioni politiche e democratiche da quelle tecniche e gestionali. In questo senso il piano esecutivo della gestione delle risorse dovrà essere definito unitamente al bilancio scaturito dai processi partecipativi ed i dirigenti della struttura provinciale dovranno essere puntualmente valutati sulla base di questo strumento.
Puntare su uno sviluppo autosostenibile
Sulla base di tali premesse, nell’intento misurare lo sviluppo sulla base di indicatori non solo quantitativi o “astrattamente economici”, ma riferiti alla reale qualità della vita, del lavoro, dei diritti di tutti i cittadini è necessario agire sul sistema economico e produttivo locale per sostenere ed incentivare in ogni modo tutte le iniziative, le attività, le imprese compatibili con tali obiettivi.
Non potrà mancare, ad esempio, il sostegno al settore primario, puntando sulle produzioni tipiche, biologiche e a basso impatto ambientale, rifiutando categoricamente gli OGM.
Le attività economiche centrate sul nostro mare, quali la pesca ed il turismo balneare, dovranno invece essere gradualmente ripensate al fine di assicurare ad esse un futuro ed una compatibilità ambientale. In questo senso l’originale progetto del parco marino del Piceno dovrà finalmente concretizzarsi e trovare attuazione in modo fortemente partecipativo.
E’ possibile e necessario, in sostanza, ripensare in modo organico al sistema economico e produttivo del nostro territorio affinché le varie attività possano integrasi ed apportarsi a vicenda ulteriore valore aggiunto. Basti pensare ad esempio ad un settore edile che punti essenzialmente sul recupero ed sul restauro del patrimonio edilizio esistente piuttosto che sul consumo del territorio e l’alterazione del paesaggio; ad attività turistiche che oltre a puntare sul nostro grande patrimonio storico culturale ed ambientale, si integrino a quelle agricole (vivaismo, produzioni tipiche, ecc.) ed industriali (energie alternative, ecc.) per proporre un turismo responsabile e sostenibile che punti alla qualità della vita degli ospiti e dei residenti.
In questo quadro assume certamente valore strategico il sostegno dei settori produttivi industriali ed artigianali che partendo dalle competenze storicamente maturate nelle produzioni vocazionali del territorio (calzatura, agro-alimentare,…) si indirizzano verso le nuove tecnologie, l’innovazione, la qualità, le energie alternative.
Questo tessuto già presente in modo significativo nel nostro territorio ha bisogno di diventare un sistema integrato in grado di ottimizzare le risorse disponibili e di intrecciarsi con le realtà universitarie e della ricerca.
Fondamentale può essere, nei confronti di questo settore come di quelli precedentemente accennati, il ruolo del sistema formativo provinciale, il supporto all’accesso ai fondi europei per l’innovazione e l’internazionalizzazione, l’incentivo alle aggregazioni, alle sinergie tra imprese e alla sostituzione di lavoro precario con occupazione stabile e qualificata.
L’estensione ed il coordinamento dei processi di agenda 21 locale possono certamente costituire opportunità per coinvolgere i cittadini e i vari attori sociali nella valutazione della sostenibilità dello sviluppo e nell’individuazione delle priorità da inserire nei piani di azione volti alla salvaguardia dell’ambiente.
Una provincia consapevole di essere parte del “villaggio globale” assume la centralità della persona senza distinzioni di genere, razza, religione, preferenza sessuale, come fondamento delle proprie politiche sociali e culturali.
Tali politiche, da perseguire con il coinvolgimento ed il coordinamento dei Comuni, allo scopo di contrastare i fenomeni di marginalizzazione e di esclusione sociale prodotti dai processi di globalizzazione dell’economia, dovranno tendere alla redistribuzione delle ricchezze prodotte attraverso l’erogazione di servizi adeguati a rispondere ai bisogni sociali. Esse dovranno inoltre basarsi sul riconoscimento dei diritti di cittadinanza in relazione alla residenza sul territorio. Un concetto di cittadinanza universale che supera visioni “etniche” e si apre agli “stranieri”, con politiche di accoglienza, di integrazione sociale e interculturale e di coinvolgimento attivo nel processi di governo del territorio.
Un ruolo di cooperazione e di solidarietà globale, per la pace e la fratellanza tra i popoli.
Un modello di sviluppo così delineato si integra pienamente con una visione del mondo nella quale si intendono affermare i diritti umani per tutti ed il rifiuto della violenza, della sopraffazione e della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, così come autorevolmente e lucidamente affermato dalla nostra Costituzione.
La straordinaria partecipazione, anche nel nostro territorio, di donne e uomini alle iniziative contro la guerra preventiva e infinita (dalle manifestazioni alle bandiere della pace dai balconi) ci sollecita ad interpretare tale volontà attivando concrete politiche di pace.
La nostra Provincia può e deve pertanto diventare ulteriormente un riferimento e un centro di promozione di una cultura della pace.
Le istituzioni territoriali possono svolgere, in tal senso, una fondamentale funzione, che può articolarsi a partire dall’educazione alla mondialità della propria popolazione, alla cooperazione decentrata verso comunità di paesi poveri, sino alla diplomazia dal basso in situazioni di tensione e di conflitto sullo scenario internazionale.
Tali funzioni dovranno essere svolte sia valorizzando e coordinando il patrimonio di esperienze e di competenze presente sul territorio, sia con l’attivazione di risorse proprie derivanti dall’applicazione delle Legge 68/93 che prevede lo stanziamento dello 0,8% dei primi tre titoli del bilancio per iniziative di solidarietà internazionale.
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Questa documento, che rappresenta la base comune dell’insieme delle associazioni, dei movimenti e dei singoli che hanno dato vita al forum permanente per la democrazia partecipativa e i diritti sociali, vuole essere la base dinamica intorno alla quale costruire una aggregazione ancora più larga. Una rete che, al di la ed oltre le prossime elezioni amministrative, riesca ad essere protagonista di un processo di trasformazione del nostro territorio non solo sotto il punto di vista politico ma anche sociale e culturale.
Ascoli Piceno, 18 Dicembre 2003