|
|
|
Il gioco sporco di Maroni e Sacconi |
|
Gigi Malabarba |
|
Liberazione 27 ottobre 2004 La pantomima tra Governo e Confindustria sull'ipotesi di stralcio delle modifiche all'articolo 18 contenute nella legge delega 848-bis non deve trarci in inganno: entrambi, esplicitamente, chiedono modifiche legislative che consentano il via libera ai licenziamenti individuali e collettivi, oggi limitati dalla "giusta causa" e dai cosiddetti "ammortizzatori sociali". Con un primo voto in Commissione Lavoro al Senato viene definitivamente modificato lo strumento fondamentale con cui sono stati gestiti per decenni i processi di ristrutturazione per crisi aziendale, ossia la Cassa integrazione straordinaria (CIGS). Dall'entrata in vigore del decreto, il prossimo 5 dicembre, a tutte le proroghe di CIGS verrà applicato il regime di Mobilità, che prevede la risoluzione del rapporto di lavoro e l'accettazione di qualsiasi offerta di lavoro precario o di durata semestrale. Per i lavoratori di Alitalia, a cui questo decreto estende gli ammortizzatori sociali, la norma sanzionatoria invece si applicherà da subito. Dal 1° gennaio, quindi, tutti i 3700 esuberi della Compagnia aerea sanno nei fatti licenziabili, vanificando le tutele che - pur con un accordo a perdere - consentivano almeno ventiquattro mesi di integrazione salariale. La nuova Confindustria di Montezemolo sembra quindi preoccuparsi dell'impopolarità di talune misure, come quella del licenziamento senza giusta causa, che aveva provocato mobilitazioni straordinarie di piazza e persino il pronunciamento referendario di oltre 10 milioni di persone che chiedevano l'estensione della tutela anche alle lavoratrici e ai lavoratori esclusi. Ma l'orientamento padronale a non porre ostacoli allo stralcio dell'articolo 18 chiede in cambio alle opposizione politiche e sindacali qualcosa di nettamente più grave. E di più insidioso, perché figlio - come la Legge 30 - del cosiddetto "spirito di Lisbona", che anche i governi socialdemocratici come quello di Schroeder in Germania stanno applicando e che trovano orecchie più che attente nel centrosinistra italiano. Il silenzio che circonda la misura più grave, almeno dopo la legge 604 del 1966, sui licenziamenti di massa, che Governo e Confindustria si apprestano ad imporre in questi giorni, persino anticipando la controriforma degli ammortizzatori sociali, è allarmante. Si licenzia esplicitamente all'Alfa di Arese, nel gruppo FIAT; si licenzia all'Alitalia; si licenzierà in tutte le aziende pubbliche e private che dichiarano esuberi, nel quadro della forte crisi industriale che conosciamo, e non si delinea ancora una piattaforma sindacale generale su cui convocare urgentemente uno sciopero nazionale di tutte le categorie! Questo decreto deve essere ritirato e gli ammortizzatori attualmente in vigore devono essere estesi, insieme alle tutele dell'articolo 18, a tutti i settori lavorativi oggi esclusi.
|