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La Finanziaria dei ricchi |
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Paolo Ferrero |
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Liberazione 23 settembre 2004 Berlusconi nei giorni scorsi ha dichiarato che il suo governo avrebbe diminuito le tasse (ai ricchi), senza tagliare la spesa pubblica e senza aumentare il deficit. Ieri l'Istat ha pensato bene di replicare il miracolo e ci ha comunicato che quest'anno in Italia gli stipendi sono aumentati più dell'inflazione. Da ultimo ministro Siniscalco presenta la finanziaria - una stangata da 50.000 miliardi di vecchie lire - come una legge che rilancerà l'economia e i consumi del paese. Di fronte a questa compagine governativa di ciarlatani e di illusionisti sta la cruda realtà del paese che ieri ha registrato nuove chiusure di aziende, la messa in cassaintegrazione di altri lavoratori della Fiat, il trascinarsi della crisi Alitalia, l'assenza di soluzioni per le vertenze contrattuali di sei milioni di lavoratori. Vi è quindi una differenza enorme tra quanto ci raccontano i nostri governanti e la realtà che vive la maggioranza dei nostri concittadini. La misura di questo scarto è dato dal crescere dell'insicurezza e della paura del futuro. Insicuri sono i giovani che non hanno nemmeno la prospettiva di avere un posto di lavoro decente che gli permetta di progettare la propria vita. Insicuri sono i lavoratori che hanno paura di perdere il posto di lavoro e che vedono il loro stipendio ridursi progressivamente. Insicuri sono gli anziani che temono manomissioni delle pensioni. Si badi che questa insicurezza non tocca solo i soggetti deboli ma anche strati sociali "medi", che temono di perdere il loro status e non vedono reti di protezione. Con questa insicurezza cresce la sfiducia verso il modello sociale e le politiche neoliberiste, che non sono per l'appunto capaci di garantirci un futuro, ma crescono anche forme di rassegnazione che fanno accettare nella quotidianità quello che si rifiuta sul piano generale. L'esponenziale aumento di psicofarmaci consumati nel nostro paese costituisce un campanello d'allarme preoccupante della individualizzazione del disagio sociale. Quest'autunno abbiamo quindi di fronte a noi un compito importante. Quello di costruire i canali politici per esprimere collettivamente questo disagio sociale e costruire soluzioni. Negli anni scorsi abbiamo avuto una grande stazione di lotte che ha detto "un altro mondo è possibile". Nella primavera abbiamo avuto le lotte di Melfi e di Scanzano che hanno tradotto questa idea nella fabbrica e sul territorio. Oggi si tratta di aprire una grande battaglia contro la finanziaria del governo che toglie ai poveri per dare ai ricchi, che provoca la stagnazione dell'economia e distrugge lo stato sociale. Si tratta di costruire un grande movimento contro l'insicurezza sociale; perché un paese che ha paura del proprio futuro è un paese che si imbarbarisce. Con la manifestazione di sabato 25 vogliamo dare il nostro contributo alla costruzione di questo movimento a partire dal no alla guerra e alle politiche neoliberiste del governo.
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